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Dal ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti a quello delle infrastrutture Graziano Delrio, fino al premier Paolo Gentiloni e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I massimi rappresentanti dello Stato hanno fatto tappa all'assemblea nazionale dell'Anci a Vicenza, da mercoledì a sabato scorso 13 ottobre.

Tanti i temi toccati, come sempre in questi eventi, come tante del resto sono le questioni che riguardano i comuni. Presente, ovviamente, Anci Veneto con un proprio stand. All'appello del sindaco ospitante Achille Variati, durante la plenaria del primo giorno, di considerare "le municipalità non come la controparte del Governo ma come il suo braccio operativo nel territorio", hanno fatto seguito le affermazioni del Capo dello Stato secondo cui sono il "tessuto connettivo della Repubblica".

Si è parlato di autonomia, con le puntualizzazioni del governatore veneto Luca Zaia che il federalismo serve a unire le Regioni e quelle di Variati di evitare un centralismo regionale. Su questo è intervenuta la presidente dell'Associazione dei Comuni Veneti Maria Rosa Pavanello, che dopo il referendum con la Regione Veneto è pronta a negoziare con il governo centrale nuove competenze. "C'è un malessere diffuso anche da noi, tra la disoccupazione over 50, l'emergenza abitativa, la manutenzione idrogeologica del territorio e la gestione dei rifugiati".

Il 12 ottobre l'’Anci Veneto ha presentato le proposte per sbloccarli. Per la presidente Maria Rosa Pavanello si tratta di “uno strumento utile ed utilizzabile per premiare i Comuni virtuosi e dare ai sindaci la possibilità di fare investimenti".

Un miliardo di euro che potrebbe generare un aumento del Pil dello 0,7 per cento. Lo sostiene uno studio di Anci Veneto sugli avanzi di amministrazione nei bilanci dei Comuni veneti, presentato il 12 ottobre in Fiera a Vicenza in occasione dell'assemblea nazionale dell'Anci L'assunto di base della ricerca è che questo miliardo potrebbeportare maggiori entrate per la Pubblica Amministrazione per circa 358 milioni di euro.    

Lo hanno spiegato bene gli interventi nel corso della presentazione. In primis quello di Mauro Bellesia, responsabile del servizio finanziario del Comune di Vicenza e consulente Anci Veneto, oltre che coordinatore della ricerca. 

"Vogliamo focalizzare l'attenzione sugli avanzi di amministrazione nei Comuni del Veneto -ha detto Bellesia-. Sono somme rilevanti che risultano perlopiù da gestioni oculate dei bilanci e, proprio per questo motivo, non si può penalizzare il loro utilizzo in nuovi investimenti. Invece il meccanismo attuale tende a dare maggiori spazi di investimento ai comuni più indebitati ed a quelli con un minori indice di riscossione delle proprie entrate tributarie e patrimoniali. E' chiaro che c’è qualcosa da cambiare nelle regole. Abbiamo formalizzato anche alcune proposte tecniche in tal senso, stando attenti a non creare aggravi sui conti nazionali di finanza pubblica. In ultima analisi, lo studio dimostra che si possono liberalizzare gli avanzi di amministrazione dei Comuni, poiché i vantaggi sono superiori ai costi”.

"In Veneto molte municipalità -ha aggiunto la presidente di Anci Veneto Maria Rosa Pavanello- hanno già estinto i prestiti e così, pur essendo fra quelli meno indebitati e con meno personale di tutta Italia, si ritrovano a poter effettuare solo la spesa corrente. Sembra quasi un paradosso, ma i paletti e le norme della finanza pubblica penalizzano gli enti virtuosi. Con le nostre proposte, invece, vogliamo creare un meccanismo in grado di mettere in moto gli investimenti e premiare chi ha i conti in ordine". E lo studio che le contiene, elaborato assieme a Unioncamere e Ca' Foscari, ha delle fondamenta solide dal punto di vista metodologico. È un lavoro iniziato nel 2015 con l'obiettivo di monitorare i tesoretti presenti nelle casse dei Comuni e individuare il percorso per liberalizzare queste risorse.

"Il superamento del patto di stabilità - conclude Pavanello - sicuramente ha aiutato i sindaci, ma serve un ulteriore passo in avanti che permetta ai Comuni di fare investimenti, in particolare a quelli che sono sotto la quota di indebitamento. L'Anci nazionale ha fatto in questi anni un grande lavoro in questa direzione facendo in modo che le municipalità liberassero risorse per dagli avanzi. L'Associazione dei comuni veneti intendeproseguire lungo questa strada. E discutere dei propri suggerimenti non solo ai tavoli della stessa 'Anci nazionale, ma anche a quelli del Governo. L'obiettivo finale è di creare un vero e proprio modello da testare in Veneto".

A cui hanno fatto seguito quelli di Serafino Pitingaro, responsabile area studi e ricerche di Unioncamere Veneto, nonché quelli di Dino Rizzi e Michelle Zanette, docenti di Scienza delle finanze dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Di seguito le proposte elaborate:

- utilizzare l'overshooting strutturale;

- posticipare i termini per le richieste delle singole municipalità per gli scambi di "spazi finanziari" a ottobre o novembre (intese regionali e patti nazionali);

- permettere scambi alla pari di spazi finanziari;

- semplificare le regole per i piccoli Comuni, fermo restando i vincoli di saldo nazionali e regionali;

- attivazione di un tavolo di confronto tra operatori e Governo.

REFERENDUM SULL’AUTONOMIA DEL VENETO
22 ottobre 2017


Il 22 ottobre prossimo i cittadini veneti saranno chiamati ad esprimersi, attraverso lo strumento del referendum consultivo, sulla richiesta di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.
Nelle ultime settimane anche i media nazionali hanno acceso i riflettori sul tema e sono diversi i soggetti istituzionali ed economici che hanno preso posizione.
Va sottolineato che il tema in discussione va oltre gli aspetti più strettamente formali del negoziato con lo Stato nelle forme di cui all’art. 116 della Costituzione, ma riguarda una visione complessiva dell’organizzazione della Repubblica, che valorizzi il sistema delle autonomie nel suo complesso.
Quali primi rappresentanti delle autonomie, abbiamo piena consapevolezza dell’importanza dell’appuntamento per tutto il territorio; su tali temi non vi debbano essere personalismi o campanilismi, ma quello che conta è il futuro del Veneto e dei suoi cittadini.
L’Assemblea Nazionale che si tiene a Vicenza precede di poco il voto referendario ed è inevitabile, quindi, che quello dell’autonomia possa essere un tema in agenda dei media, ma anche nella discussione delle giornate di lavori.
L’Anci Veneto deve avere, perciò, una posizione chiara ed univoca che interpreti fino in fondo le istanze dei Sindaci, dei Comuni e dei cittadini.
Noi riteniamo che il principio di autonomia, perché sia tale, non può che riguardare l’intero sistema ordinamentale come delineato dall’art. 114; non si tratta di trasferire alcune funzioni dallo Stato alla Regione o di sostituire al centralismo statale quello regionale.
Le ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, di cui parla l’art. 116, comma 3, riguardano l’intero sistema veneto. Non a caso la stessa norma costituzionale impone che il “negoziato” si attivi su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali.
Non si tratta di un mero coinvolgimento formale degli enti locali, ma di una loro partecipazione attiva nel processo di autonomia e decentramento, sia in fase di costruzione che di attuazione. Una partecipazione necessaria e strategica, per il successo dell’iniziativa politica e per un effettivo e reale effetto e radicamento sul territorio.
L’autonomia dal punto di vista amministrativo per il sistema veneto significherebbe avere più risorse e più competenze e maggiore capacità di organizzazione e gestione, a partire, ad esempio, dalle piante organiche dei Comuni.

Si tratta di richieste ed istanze che i sindaci ed i Comuni dal Veneto sostengono da tempo.
Per i sindaci, senza ombra di dubbio, il conseguimento di una maggiore e reale autonomia rappresenta una grande opportunità e la continuazione di un percorso iniziato con la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001.
Non bisogna dimenticare che l’Anci svolse nella redazione di quella riforma un ruolo fondamentale e che la proposta ruotava attorno a tre cardini: più poteri a Regioni e Enti Locali, attuazione del federalismo fiscale e ridefinizione della competenze.
Oggi dobbiamo e vogliamo mantenere la nostra coerenza con quella posizione.
Nella visione di Anci Veneto il referendum è, quindi, un punto di partenza e non un punto di arrivo; è strategico essere presenti ai tavoli delle trattative per rappresentare le istanze dei sindaci e dei Comuni.
Il nostro sostegno all’iniziativa regionale è finalizzato quindi ad avviare questo percorso e sbloccare la trattativa; un sostegno coerente, responsabile e di garanzia.
Siamo altresì convinti che l’autonomia differenziata può diventare uno strumento efficace per migliorare il governo degli enti locali.
Intendiamo svolgere un ruolo attivo e centrale nell’elaborazione del progetto e nel negoziato per l’autonomia in conformità a quanto previsto dall’articolo 116 della Costituzione.
Anci Veneto conferma così il suo ruolo e la sua volontà di continuare ad essere un interlocutore affidabile per Governo e Regione, a garanzia dei Comuni e delle istanze di tutti i Sindaci del Veneto.
Si può costruire un confronto costante ed effettivo, valorizzato dalla recente istituzione del Consiglio delle Autonomie Locali, con la Legge Regionale 25 settembre 2017 n. 31.
Anci Veneto assicura la partecipazione attiva e propositiva all’interno del tavolo di lavoro permanente che, subito dopo il referendum, sarà costituito dalla Regione, nell’ambito del negoziato per il conseguimento di una maggiore autonomia, coerentemente con quanto previsto dalla Costituzione e sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 118/2015, rappresentando le istanze provenienti dagli enti locali del Veneto.


Per questo il Direttivo di Anci Veneto esprime una posizione responsabile di sostegno e condivisione, fuori da ogni logica di appartenenza politica e nella consapevolezza delle ricadute positive sul territorio sui Comuni.

piccolicomuni

Selvazzano, 28 settembre – La Presidente dell’Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello, ha commentato con soddisfazione l’approvazione definitiva in Senato della legge sui piccoli Comuni: “si tratta di risorse importanti per rispondere a bisogni e priorità dei nostri territori considerando che in Veneto i piccoli comuni sono circa 300 su 581. L’Anci ha ricoperto un ruolo fondamentale per la costruzione di questa legge e ora siamo a disposizione dei piccoli Comuni per supportarli nella realizzazione dei progetti e dei bandi per ottenere le risorse stanziate dalla legge che sono circa 154 milioni”.

“La legge rappresenta un segnale importante – prosegue Pavanello - perché delinea delle misure ad hoc per i piccoli Comuni, che come da tempo sostiene l’Anci richiedono politiche differenziate con interventi specifici e mirati. Le risorse messe in campo dal Governo costituiscono un’opportunità per rilanciare i piccoli centri e riuscire a riportare le persone a vivere in questi luoghi, magari  i giovani, frenando il costante calo demografico”.

Nello specifico i primi cento milioni sono destinati al finanziamento di investimenti per tutela dell’ambiente e beni culturali, mitigazione rischio idrogeologico, salvaguardia e riqualificazione urbana dei centri storici, messa in sicurezza di infrastrutture stradali e istituti scolastici, promozione e sviluppo economico e sociale, insediamento di nuove attività produttive.

A queste risorse si aggiungono altri 54 milioni per la progettazione e la realizzazione del sistema nazionale di ciclovie turistiche tra cui la Verona-Firenze (Ciclovia del Sole) e la Venezia-Torino (Ciclovia  Vento) e per interventi per la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge i piccoli Comuni potranno presentare progetti e accedere a bandi pubblici istituiti dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per il loro finanziamento. I piccoli Comuni avranno inoltre la precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici per la banda larga.

I piccoli Comuni, definizione che ricomprende tutti quelli al di sotto dei cinquemila abitanti, sono 5.591 e rappresentano il 69,9% dei Comuni italiani. Occupano il 54% del territorio nazionale, e sono il luogo in cui vivono 11 milioni di persone. In Veneto i piccoli Comuni sono circa 300.

“L’Anci Veneto – conclude la Presidente dell’Anci Veneto - è da sempre al fianco dei piccoli Comuni perché rappresentano il cuore pulsante dei nostri territori e da anni lavora perché i sindaci e gli amministratori di questi enti abbiano strumenti necessari ed efficaci per governare in modo incisivo. E la legge approvata rappresenta un passo importante verso questa direzione”.

ANCI VENETO

Presidente: Maria Rosa Pavanello
Direttore: Carlo Rapicavoli
Via M. Cesarotti n°17 - 35030 Selvazzano Dentro (PD) 
Tel. 0498979033 - Fax 0498984643
email: anciveneto@anciveneto.org 
pec: anciveneto@pec.it
CF: 80012110245

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